giovedì 2 luglio 2009

Tommaso Moro

Nella primavera del 1535 un uomo dotto e arguto, mite ed austero, specchio di probita' ed umana gentilezza, sali sul patibolo per volonta del suo re, che era il famigerato EnricoVIII d'Inghilterra.La sua testa mozzata fu esposta al pubblico ludibrio, infissa sui canceli della Torre di Londra.L' Europa intera nell' apprendere la notizia fu corsa da un ondata di indignazione e di sgomento, e non solo perche' la vittima era un personaggio celebre, gia' Gran Cancelliere del Regno (cioe', primo ministro) e scrittore celebrato in virtu' del suo capolavoro letterario e politico che va sotto il nome di 'Utopia': l'esecrazione esplose soprattutto perche' la vittima era, nel modo piu' limpido ed assoluto, un innocente.Il processo che sboccò in quell' assassinio legale e' stato ricostruito con esemplare rigore, utilizzando ogni fonte autentica disponibile, lungo i meandri di una procedura tipica del vecchio assolutismo, ispirato dal dogma che la volontà del monarca rappresenta la legge suprema...Ripercorrere quel tragico itinerario non significa soltanto penetrare i segreti di una remota vicenda storica, ma confrontarsi con un dramma perenne della condizione umana: quello del conflitto insanabile tra la coscienza privata e la violenza del potere, cioè, in ultima istanza , fra legge morale e interesse politico.Moro, posto dinnanzi a quel dilemma, non esitò: chiamato a violare la legge Divina per compiacere l'arbitrio sovrano, si proclamo' suddito fedele del re, ma non al punto di venir meno all' obbligo verso Dio.Per questo la Chiesa cattolica lo ha proclamato santo, mentre tutti gli uomini liberi venerano in lui un testimone inflessibile di libertà.

Nessun commento:

Posta un commento