venerdì 3 luglio 2009

Cenni sull’ Economia Europea fra Medioevo ed Età Moderna

Con la caduta dell’impero romano d’occidente comincia una decadenza che colpirà soprattutto la popolazione. Infatti, la popolazione dell’Europa occidentale, cresciuta secondo alcune stime fino a 67 milioni dei primi secoli dell’era cristiana, precipitò a 27 milioni dopo le epidemie del sesto secolo, per risalire a 42 milioni all’inizio del secondo millennio.L’oro che era affluito copioso a Roma nel periodo della sua massima espansione, aveva da tempo ripreso la via dell’Oriente in pagamento delle importazioni che non era più possibile saldare con i tributi provenienti dalle province. La penuria dei mezzi di pagamento, comportò il rallentamento dei rapporti commerciali a lunga distanza e, di riflesso, la decadenza delle città. A poco a poco, la popolazione si spostò verso la campagna, dando vita a un sistema economico fondato quasi esclusivamente sull’agricoltura. Si venne configurando, così, una nuova struttura sociale, nella quale un posto centrale fu assunto dall’aristocrazia terriera. Intorno al Mille, però, l’Europa mostra i segni di una ripresa economica; le crociate, che si susseguono quasi ininterrottamente per due secoli, sono forse il segno più evidente di una rinata potenza economica dell’Occidente cristiano. La popolazione europea aumentò dai 42 milioni dell’anno Mille per raggiungere i 73 nel 1300. Vi erano più bocche da sfamare, e fu quindi necessario aumentare la produzione di generi alimentari e di tessuti e di costruire case ed edifici. Le tecniche agricole vennero adeguate alle nuove necessità e si introdussero nuovi attrezzi agricoli, ma soprattutto vennero dissodate molte terre incolte. La produttività del lavoro agricolo aumentò notevolmente, permettendo a un numero sempre crescente di persone di dedicarsi ad attività extra-agricole. La formazione di eccedenze, che potevano essere scambiate con prodotti dell’artigianato, favorì un’espansione commerciale ad ampio raggio che si sviluppò lungo assi che univano i punti estremi della cristianità oppure che collegavano l’Occidente con i principali mercati musulmani o bizantini. L’organizzazione del commercio europeo si fondava sostanzialmente sull’esistenza di due grossi centri (le coste lambite dal Mare del Nord e la penisola italiana) e di un mercato regolatore (le fiere della Champagne).La crescente prosperità del centro settentrionale era fondata principalmente sulla fabbricazione di panni di lana. Un tale incremento produttivo stimolò la vocazione commerciale dell’intera zona e favorì la costituzione di numerose fiere regionali. I mercanti di questi centri si riunirono, verso la metà del secolo XII, in un’associazione (Hansa) che riuscì a monopolizzare il commercio marittimo del Baltico. Quando, nel secolo successivo, entrarono nella lega altre città, essa si trasformò da associazione commerciale in associazione di città; i mercanti estesero i loro traffici anche al Mare del Nord ed ebbero contatti stabili con Bruges e Londra.Il centro meridionale svolgeva un’attività economica molto più complessa che s’imperniava principalmente sulle città italiane, in primo luogo su quelle marinare (Venezia, Genova e Pisa) ma anche su quelle dell’interno (Firenze, Lucca, Siena, Milano ed altre). Le prime si occupavano dell’importazione in Europa dei prodotti orientali (spezie, allume, oggetti di lusso) e dello smercio in Oriente dei prodotti dell’artigianato europeo (per lo più panni di lana) ed esercitavano il cabotaggio tra i porti musulmani, dall’Asia Minore fino al Marocco. I mercanti delle città dell’interno si dedicarono soprattutto all’industria della seta (Lucca), della lana (Milano) e dei panni di gran lusso (Firenze), ma si occuparono anche del commercio a lunga distanza, utilizzando le navi delle città marinare, specialmente quelle di Genova.

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