domenica 19 luglio 2009

Verso la vita.

Ma perchè si giunse a cotanta violenza ?

Forse sarebbe il caso di fare qualche passo indietro...
Sono ormai più di 2000 anni che gli ebrei vengono perseguitati ma nessuno, forse neanche gli stessi carnefici ricorda più il motivo. Anche gli stessi cristiani hanno fatto mea culpa di diciassette secoli di persecuzioni ed omicidi, il più delle volte gratuiti, con semplici e frettolose frasi di discolpa. I nazisti poi cercavano di dare spiegazione all'odio per gli ebrei con il concetto improbabile di 'purezza della razza' dato che la razza tedesca ha subito varie contaminazioni nel corso dei secoli e quindi è ben lungi da essere presa ad esempio. Scientificamente parlando una razza pura degenerebbe quasi subito per l'impoverimento dei suoi geni che non avrebbero, quando serve nel corso dell' evoluzione, alcun modo per migliorare le caratteristiche di sopravvivenza della specie.

giovedì 16 luglio 2009

La splendida Kyla Cole



In questi giorni mi sono ritornati i soliti fastidi e i dolori agli occhi...

L'unica cosa che vale la pena di ricordare recentemente è stata quella di aver ricevuto un email da una delle donne più belle del mondo e anzi non sbaglio quando dico la donna con gli occhi più belli del creato; quatto anni fa sono andato a cena con lei a Roma alla taverna Flavia, non ero solo purtroppo, l'unica cosa che ricordo è che ero completamente paralizzato dalla luce dei suoi occhi e non solo da quelli...

domenica 5 luglio 2009

Arianna Cigni

Riguardo Arianna Cigni, poliedrica attrice di teatro, che c'è da dire ?

Talento e bellezza si fondono meravigliosamente ...

sabato 4 luglio 2009

Verso la vita.

Prologo
Una lunga sofferenza

Non so ancora esattamente cosa mi spinse a lasciare così frettolosamente la mia terra: la paura, il timore di essere ucciso.. non lo so ma volevo fuggire via il più lontano possibile, lasciare tutto cercare un' altra terra dove vivere e dove riuscire a morire nel proprio letto e non per strada come un derelitto...

Durante la traversata, il mare era stato preda continua di tempeste e non mi aveva lasciato mai qualche ora di sonno tranquilla ma, anche quando il mare era piatto non riuscivo a stare bene: oltre l' insonnia continua, gli incubi e i morsi della fame facevano il resto.

La mente scivolava indietro, cercando di ricordare i giorni felici... ma in fondo non era passato poi così tanto tempo da quel giorno: tutto iniziò il 3 settembre del 1189 quando il nostro re Riccardo fu incoronato nell' abbazia di Westminster. Il nostro signore aveva trascorso molto tempo in Francia e per farsi conoscere dal suo popolo pensò di fare subito un giro nelle sue terre preannunciando l'imminente partenza per una nuova crociata.

Poco prima dell' incoronazione di Riccardo come re d'Inghilterra fu promulgato un editto con il quale non si tollerava in alcun modo la presenza di ebrei e di donne alla cerimonia regale.

Ma se questa, come dicono alcuni, era una prassi normale, perchè doverla comunque ribadire tramite editto ? I motivi ? Sembra che il nostro re temesse le arti magiche in uso presso gli ebrei e alcune donne di cattiva reputazione.

L'esclusione delle donne dalle cerimonie regali era consuetudine alle corti inglesi ma in questo caso forse vi potevano essere altri motivi come una naturale repulsione di Riccardo per il sesso femminile...

Ma mentre per le donne non esistono notizie riguardo proteste o disordini per gli ebrei, le cose andarono in modo ben diverso.

Sta di fatto che molte personalità di rilievo della comunita israelita cercarono di presentarsi e rendere omaggio al nuovo re con dei doni ma furono subito spogliati, picchiati e cacciati via dal luogo delle cerimonie e scaraventati in strada senza alcuna pietà...

Come la storia aveva già dimostrato all' epoca della prima crociata nel 1096, la popolazione cristiana aveva l'abitudine a confondere sotto l'etichetta di nemici della fede non solo i musulmani che occupavano i luoghi santi ma anche gli eretici e soprattutto gli ebrei che vivevano in occidente. Questo fu il motivo per cui tanti ebrei, tra cui il mio amato padre, consci dei pericoli imminenti cercarono di far valere il loro attaccamento alla corona.

Ma questo fu solo l'inizio del dramma.

Bisanzio nell'immaginario dei manuali scolastici di storia medievale

In un qualunque manuale scolastico di storia medievale, il tema principale dedicato al regno millenario dei bizantini è quello dell’epoca giustinianea. Tutto il resto viene generalmente liquidato in qualche paragrafo sparso qua e là.


Perché si accentua l’importanza di Giustiniano? Il motivo è semplice: perché sino a questo imperatore non vi è stata una sostanziale differenza tra cattolici e ortodossi. Sicuramente non vi era sul piano dogmatico, e anche su quello politico l’ intera cristianità riconosceva un’unica realtà imperiale: tutti gli altri sovrani o erano re delle proprie genti o erano “patrizi romani” (titolo che indicava una sorta di vassallaggio nei confronti del basileus).


Le differenze tra cattolici e ortodossi han cominciato a farsi sentire sul piano politico con l’incoronazione di Carlo Magno, preceduta dalla rottura ideologica del Filioque nel Credo (rottura che i cattolici curiosamente definiscono col termine di “Scisma di Fozio").


Prima di allora la chiesa romana s’era limitata a ostacolare il progetto di riunificazione dell’ex impero romano sotto l’ egida di Bisanzio, anche a costo di favorire la penetrazione barbarica in occidente. Questo perché non aveva mai accettato il trasferimento costantiniano della capitale da Roma a Bisanzio.


In questa resistenza ad oltranza, il papato aveva cercato di prevalere su ogni altra cattedra episcopale della civitas cristiana e di acquisire quanti più beni possibili.


Infatti, quando si sentì sufficientemente forte sul piano economico, per rivendicare anche un potere politico, lo fece incoronando imperatore Carlo Magno, in totale dispregio del fatto che un imperatore esisteva già.


Ma come viene presentato Giustiniano? Bisogna prima fare un passo indietro e parlare dei due imperatori che l’hanno preceduto: Zenone e Giustino.


Del primo si dice che mandò in Italia gli Ostrogoti per liberarsi degli Eruli di Odoacre, di religione ariana. In realtà, si precisa, lo fece perché gli Ostrogoti premevano sui confini orientali (anche i Goti infatti erano ariani, per cui non vi sarebbe stata differenza). Con ciò quindi si fa capire che l’Italia, per Zenone, non valeva nulla.


Tuttavia con gli Ostrogoti l’Italia ebbe 30 anni di pace. Dunque perché con Giustino l’impero volle disfarsi anche di questa popolazione? Forse perché era anch’essa ariana? No, il motivo era che Bisanzio voleva annettersi l’intera Italia.


Cioè lo storico vuol far credere che mentre Bisanzio aveva motivi ideali sul piano formale, sul quello sostanziale invece aveva i sordidi motivi dell’interesse di potere.


Lo dimostra il fatto (storiografico) che il basileus viene sempre dipinto come un uomo senza scrupoli, continuamente ansioso d’intromettersi nelle questioni teologiche e di sottomettere politicamente la chiesa (cesaropapismo).


Per converso, la chiesa romana viene presentata come la paladina della libertà dell’occidente: libertà religiosa (cattolici contro ortodossi e contro impero), culturale (latino contro greco), economica (potere spirituale poggiante su quello temporale) e politica (autorità imperiale non indipendente ma riconosciuta dal papato).


Quando si inizia a parlare di Giustiniano, lo si definisce addirittura come “l’ultimo grande imperatore romano”! Tutti gli altri imperatori che si sono succeduti sino al 1453, cioè per altri 888 anni, dalla data della sua morte, è come se non fossero mai esistiti.


Ma perché Giustiniano fu grande?


Perché cercò di riunificare tutto l’impero cacciando i barbari dall’Africa, dalla Spagna, dall’Italia, anche se, a causa della forte resistenza ostrogota, ridusse l’Italia a un cumulo di macerie;


perché riprese il controllo commerciale del Mediterraneo;


perché riorganizzò l’amministrazione dello Stato, sviluppò il commercio, l’artigianato, l’architettura ecc., e produsse quel capolavoro giuridico chiamato Corpus iuris civilis.


Insomma Giustiniano in tanto fu grande in quanto assomigliava ai migliori imperatori pagani del passato mondo romano.

Tuttavia la sua idea di ricostruire il vecchio impero in nome del cristianesimo morì con lui. Si parla della sua “utopia” come se fosse stato un suo problema personale e non un’esigenza dell’intera cristianità.


Quando infatti si comincia a dire che il progetto fallì perché i Visigoti si ripresero la Spagna, i Longobardi entrarono in Italia, i Berberi e i Mauritani si ribellavano continuamente in Africa e i Persiani premevano a oriente, si tralascia del tutto di dire che la chiesa romana non fece assolutamente nulla in occidente per favorire la realizzazione di quel piano.

Anzi lo ostacolò: dapprima con una forma di resistenza passiva, che impediva ai bizantini di concertare le forze in funzione anti-gota; poi col favorire l’ostilità monofisita delle forze copte dell’Egitto e siriane nei confronti del potere centrale dell’impero; infine con l’avvallo all’ingresso longobardo in Italia, onde impedire a Bisanzio, dopo la vittoria sui Goti, di potersi insediare in tutta tranquillità nella penisola.


Il papato infatti aveva bisogno di un’Italia divisa sul piano territoriale, per meglio esercitare i propri tentativi egemonici; e a partire dall’ingresso dei Longobardi, essa resterà divisa sino all’unificazione di fine Ottocento.


Detto questo, si aggiunge che, avendo dovuto sostenere ingenti spese per le numerose e faticosissime guerre su più fronti, Giustiniano aveva prosciugato le casse dello Stato, sicché i suoi successori dovettero privilegiare gli aspetti del risanamento interno, interessandosi dell’Italia solo per motivi fiscali.


La questione delle tasse diverrà cruciale per sostenere le finanze dello Stato, ma anche per sostenere la tesi, propria degli storici papisti, secondo cui la chiesa romana aveva tutto l’interesse a staccarsi dal dominio di Bisanzio.


I bizantini saranno sempre odiati a causa del loro rapace fiscalismo e causa del loro cesaropapismo. Di fronte a una situazione del genere, era dunque giusto che in occidente fosse la chiesa romana a porsi a capo della cristianità.


Ovviamente si tace del tutto sia il fatto che in occidente la chiesa esercitava quello che poi venne definito col termine di “papocesarismo” (l’imperatore come braccio secolare della chiesa), sia il fatto che in oriente il fiscalismo bizantino era una prerogativa dello Stato, esercitata nei confronti di qualunque cittadino, anche di quello possidente, cosa che nell’ Europa feudale occidentale non è mai avvenuto, proprio perché la gestione del potere politico era personalistica (basata sul
vassallaggio) e non istituzionale.

venerdì 3 luglio 2009

Finalmente sono riuscito ad incontrare Veronica Maya !!

Finalmente il 7 giugno 2009 sono riuscito ad incontrare la bellissima conduttrice della Rai a piazza Farnese, qui a Roma, alle selezioni dello Zecchino d'Oro... uno dei miei tanti sogni si è realizzato...

Rodrigo Diaz de Bivar 'El Cid Campeador'

Cessata la dominazione romana, la Spagna era stata occupata dalle tribù barbare dei Vandali, degli Svevi e degli Alamanni ma erano stati i Visigoti a costruirvi un Regno durato fino al 711 d.C.: l’anno della invasione degli Arabi. Sconfitti nel 732 a Poitiers da Carlo Martello, dopo aver rinunciato alla conquista dell’Europa Occidentale, essi si insediarono nella penisola iberica restandovi per oltre sette secoli; frammentandone la realtà politica, attraverso la contrapposizione di governi musulmani a governi cattolici; instaurandovi una coesistenza non sempre pacifica fra etnìe diverse: Mozarabe, ovvero discendenti dei Visigoti; Muladi, ovvero Cristiani convertiti all’Islam; Conversos, ovvero Ebrei; Mudéjar, ovvero Islamici residenti in terre cristiane; influenzandone la cultura, la tradizione e l’arte fino all’epica Reconquista avvenuta nel 1492, sotto il governo dei Re Santi Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona.
Un pezzo di storia di quel periodo vide stagliarsi la leggendaria figura di un alfiere della fede elevato a simbolo del Nazionalismo spagnolo: Rodrigo Diaz de Bivar, hidalgo castigliano idealizzato nell’epos popolare spagnolo.
Fervente patriota o spregiudicato mercenario indifferentemente al soldo dei Musulmani e dei Cristiani?
Il suo profilo è tanto evanescente da accendere seri dubbi sulla attendibilità delle sue virtù: se Miguel Cervantes, con l’ arma della satira prendendo di mira la società del tempo, avanzò insistenti perplessità sulle sue gesta nel don Quijote (XLIX), nel 1805 il gesuita J. F. Masdeu dubitò anche della sua esistenza. Un ventennio più tardi, l’arabista spagnolo I. A. Condé e lo storico tedesco V. A. Huber reagirono a tale scetticismo ricostruendone la vita su elementi certi, malgrado vigesse un clima cydofobico favorito dall’orientalista olandese Reinhart Dozy che, negando l’immagine di un campione di cristianità e di lealtà cavalleresca, lo ritrasse avido, prezzolato e spietato avventuriero; isprezzante della fede e pronto a battersi per qualsiasi bandiera. Bisognò attendere il revisionismo di Ramòn Menèndez Pidal per scoprire un Rodrigo romantico e religioso; vassallo fedele; stratega eccezionale; soldato ardito e, in conformità dello spirito dell’epoca, ad un tempo barbaro e crudele.
El Cid Campeador: il soprannome era composto da due elementi: ﻲ سيد: Sayyd, attribuitogli dagli Arabi, e Campeador, dal latino Campi Doctor o Campione, assegnatogli dagli Spagnoli.
Era nato verso il 1040 a Bivar, un piccolo borgo contiguo a Burgos, in Castiglia. Il padre era Diego Lai˘nez figlio di Lai˘n Calvo, Duumviro nella fase della ribellione castigliana al Re di Léon Ordonˇo II; la madre era Teresa Rodrìguez, figlia del Governatore delle Asturias Rodrigo Alvàrez. Presto orfano, era cresciuto a Corte insieme al Principe Sancho II; era stato istruito in quell’arte militare presupposto alle gesta compiute in sella al magnifico Babieca, brandendo la mitica spada Tizona conservata nel Museo dell’Esercito di Madrid; era stato nominato Cavaliere nel 1060 nella chiesa di Santiago de los Caballeros.
Nel 1065, alla morte di Ferdinando I, il Regno fu diviso: al primogenito Sancho andò la Castiglia e Saragozza; ad Alfonso VI furono destinati Léon e la città di Toledo; a Garcia furono aggiudicati la Galizia e il Portogallo; alle figlie Donˇa Elvira e Donˇa Urraca furono attribuiti i territori di Tora e Zamora.
Investito dell’incarico di Alférez, quando i conflitti fra germani esplosero per la pretesa di Sancho di considerarsi unico erede, Rodrigo si mise in luce difendendone i diritti contro Ximeno Garcès, Campione del Re di Navarra. Quale amico e fedele servitore della Corona, poi, occupata la Galizia ed il Léon, gli consentì di confinare Alfonso a Toledo; di sottrarre Tora ad Elvira e di armarsi per prendere Zamora ad Urraca. Tuttavia, dopo sette anni di gloriose campagne, il giovane Sovrano fu assassinato da Bellido Dolfos.
Pur sconfitto nelle battaglie di Llantada del 1068 e di Golpejera del 1072, nel pieno dei suoi diritti Alfonso ascese al trono malgrado gli insistenti sospetti di fratricidio. Rodrigo gli offrì la sua spada ed egli avrebbe potuto ampliare le conquiste paterne se non fosse stato divorato dall’antagonismo: temendone le mire al trono castigliano, l’astioso Re decise di blandirlo e il 19 luglio del 1074, gli dette in nozze sua nipote Jimena, Contessa di Oviedo. Parallelamente, lo defraudò della carica di Alfiere reale che cedette al Conte di Nàjera Garcìa Ordòňez. Proprio costui, quando le imprese del Diaz presero ad assumere carattere leggendario, capeggiò un gruppo di cortigiani invidiosi: gli eventi degenerarono nell’estate del 1074.
Rodrigo era stato incaricato di riscuotere i tributi del Re di Saragozza al-Moctàdir. Una volta recatosi a Saragozza, scoperto che costui era minacciato da Modhàffar di Lérida, senza indugi inflisse a quest’ultimo una dura sconfitta prima di scoprire che l’istigatore era Ordònˇez: mai più presagendo di doversi misurare con l’ostilità anche di Alfonso, lo umiliò arrestandolo. Il Conte, che godeva del totale appoggio della Corona, attese il tempo della vendetta.
Nel 1079, profittando della insurrezione dei Toledani contro l’Emiro al-Qadir, la Corte di Castiglia attaccò i territori del loro sobillatore: il Re di Badajoz Motawàkkil. A suo supporto, Diaz effettuò una violenta incursione su Toledo; catturò settemila ostaggi; recuperò un ingente bottino e pretese le parias dovute dal Regno di Siviglia.
García Ordóñez non perse tempo: accusato il rivale di appropriazione indebita di denaro dello Stato e di insubordinazione per aver intrapreso la spedizione senza il previo consenso della Corona, ottenne che a Rodrigo fosse irrogata la pena dell’ esilio.
Nel 1081, riparati la moglie Ximena e i figli Diego, Cristina e Maria nel monastero di Cardeña, con un gruppo di fedeli vassalli El Cid lasciò il Regno. Privato dei beni e della rispettabilità, scelse la via del mercenariato prima proponendosi al Conte di Barcellona Berenguer Ramon II il fratricida; poi, rifiutato, prestandosi al servizio di al- Moctadir, vecchio amico e tributario castigliano. Nel corso dell’inverno egli si spense e gli successe il figlio al- Mu’tamin che investì l’eccellente ospite delle più alte cariche istituzionali, fino al ruolo di difensore dello Stato.
Allarmato dalla enorme potenza conseguita da un Cavaliere Cristiano in uno Stato islamico, con la protezione di Berenguer e di Sancho Ramìrez, Re di Navarra e Aragona, Alhayˆib di Lèrida, Tortosa e Denia decise di dare battaglia.
L’agguerrita coalizione venne a scontro campale ad Almenar nel 1082 ed ancora a Morella nel 1084, ma fu decimata dalle forze congiunte di al- Mu’tamin e di Rodrigo: Berenguer fu preso prigioniero.
La valenza di combattente ed i riguardi rivolti al prestigioso ostaggio esaltarono l’immagine di Rodrigo che nel frattempo, aspirando solo a riconciliarsi, salvò ad Alfonso la vita in un’ imboscata del Governatore di Rueda Abulfalac intenzionato a liquidarlo per ingraziarsi al- Mu’tamin cui si era ribellato.
Il generoso gesto colpì il Sovrano: per El Cid, onori e ritorno nell’amata patria.
Nel 1082, rotte le relazioni con il Re di Siviglia al- Motàdid, il governo di Castiglia attaccò l’andalusia ponendo sotto assedio Saragozza; sottraendo Toledo a Motawàkkil di Badajoz ed insediandovi al trono lo spodestato al-Qadir. Poi, per ragioni che non si conoscono, sopraffatto dalla antica rivalità, nel gennaio del 1083 Alfonso espulse di nuovo Rodrigo.
Indignato, allora, assieme ad al Mu’tamin, egli assalì il territorio di Sancho Ramìrez e, volgendosi anche contro Alhayˆib, il 14 luglio del 1084, lo sbaragliò prendendo duemila prigionieri. L’anno successivo al- Mu’tamin si spense, ma il suo erede al -Mostain II pretese che Rodrigo restasse ancora a Corte per i due anni necessari all’emancipazione di Valencia da Toledo.
Nel frattempo, allarmato dalla crescente potenza della Castiglia, al- Motàdid ricorse agli Almoravidi.
Nel giugno del 1086, alla testa di sterminate truppe, l’Emiro del Marocco Yùsuf –ben-Texufìn, sbarcò ad Algesiras: Alfonso fu costretto ad affrontarlo a Sagrajas, ove il 23 ottobre del 1086 subì una catastrofica disfatta salvandosi a stento. La battaglia, meglio nota come al-Zalla¯qa, fu uno dei momenti più dolorosi della Reconquista spagnola: Yu¯suf ibn Ta¯shfi¯n entrò in Al-Andalus alla testa di settemila uomini ma reclutò fino a trentamila unità, mentre le legioni castigliane ammontavano a sessantamila combattenti.
Prima dello scontro, Yu¯suf propose all’antagonista tre opzioni: convertirsi all'Islam; pagare un elevato tributo; battersi.
Il Sovrano spagnolo scelse la terza ed attaccò all’alba di quel drammatico venerdì, mai più immaginando che la sua superiorità numerica fosse travolta dalla precisione tattica: l’avversario aveva diviso l’esercito in tre reggimenti affidandone il primo ad ‘Abba¯d III al-Mu'tamid; ponendosi egli stesso alla testa del secondo; compattando la retrovia con quattromila Africani armati di spade indiane e lunghi giavellotti.
‘Abba¯d III al-Mu'tamid si batté da solo con l’antagonista fin quasi a mezzogiorno, quando Yu¯suf ed i suoi circondarono gli Spagnoli sfilacciandone la resistenza e scompigliandone le fila: il panico causò un globale arretramento ed il conflitto si concluse con l’affondo finale e spietato del reparto di rincalzo. Sul terreno, reso scivoloso dalla spaventosa quantità di sangue, restarono decine di migliaia di Spagnoli: per il Re, cui fu amputata una gamba, una pesante disfatta malgrado anche in campo nemico si registrassero gravi perdite, in specie tra i contingenti del governatore di Badajoz al-Mutawakkil ibn al- Aftas e tra le schiere di Da¯wu¯d ibn Aysa. Lo stesso al-Mu'tamid fu ferito nella carica del castigliano Alvar Fañez.
Nella primavera del 1087, consapevole del carisma di Rodrigo e forse persuaso che con lui accanto la battaglia di Sagrajas avrebbe potuto avere diverso esito, Alfonso lo chiamò ad una nuova conciliazione durata una manciata di mesi: El Cid tornò a Saragozza, ov’era in gioco la conquista di Valencia governata dal filocastigliano al-Qadir la cui impopolarità aveva acceso lo spirito di rivalsa in al- Modhàffar e in al- Mostain rafforzandone l’intenzione di assumerne il controllo. Contro gli affronti subìti, contando di riconquistarla per Alfonso, Rodrigo gli rinnovò il giuramento di fedeltà e ruppe i rapporti conal- Mostain.
Era il 1089.
Marciando contro Berenguer, El Cid riconsiderò lo spreco di sangue e lo convinse ad una pacifica e dignitosa ritirata, pacificamente rendendo tributario del Re di Castiglia tutto il Levante. Intanto, chiamato dai sodali in difficoltà, Yùsuf – ben –Texufin assediò la fortezza di Aledo: per quanto disperatamente invocato, Rodrigo non giunse tempo ed Alfonso, che pur concluse felicemente l’avventura, non gli perdonò il ritardo; gli confiscò i beni; lo condannò ad un altro esilio.
Rodrigo riprese a guerreggiare con al- Alahyib e con al-Qadir che presto preferì la sua amicizia: Berenguer, che pure si era rivolto ad al- Mostain, timoroso di quel sodalizio chiese il sostegno di al- Alhayib. In quel complesso ed aggrovigliato contesto, con lucida competenza strategica, alla testa di truppe promiscue, Rodrigo li battè tutti a Tebàr ove prese cinquemila prigionieri, fra cui ancora il Conte di Barcellona che, colpito dall’ulteriore riguardoso trattamento riservatogli, rinunciò ad ogni pretesa e gli divenne anch’egli fedele amico.
Nel biennio successivo al 1092, avvantaggiato dalla rivolta conseguente all’assassinio di al-Qadir, El Cid ebbe ragione delle resistenze residue; il 21 maggio del 1094 prese Valencia; le impose il suo dominio, in apparenza quale Vicario di un Alfonso ormai troppo discreditato ed indebolito per reclamare i propri diritti; stipulò un’alleanza con Pietro I d’Aragona e, per condizionare l’avanzata almoravide, rafforzò le intese militari con matrimoni diplomatici dando sposa a Berenguer Ramòn III la figlia Maria e a Ramiro di Navarra la figlia Cristina. Padrone incontrastato della costa valenciana, poi, obbligò ai tributi i Sovrani arabi e, aderendo alle sollecitazioni della Regina Costanza di Castiglia, nel 1091 accettò di riconciliarsi ancora con Alfonso esigente il suo aiuto per la guerra agli Almoravidi di Granada.
Fu tutt’altro che una riscossa: Mohàmmad ben Alhayˆ lo sconfisse a Consuegra nel giugno 1097: Ben Ayixa mise in fuga a Cuenca il generale cristiano Alvar Fàñez e sterminò ad Acira la guarnigione di Rodrigo che, pur provato dalla morte del suo Diego, riuscì ad espugnare nel 1098 Almenar e Murviedro.
Cinquantenne; stanco; deluso; colpito negli affetti, l’uomo che aveva indotto i più accaniti nemici a diventargli fedeli alleati; il Cavaliere che aveva difeso il Suo Sovrano malgrado le soverchierie e le ingiustizie subìte; il padre che a Consuegra a vantaggio dello stesso immeritevole Re aveva immolato l’unico figlio maschio, il 10 luglio del 1099, si spense.
Le sue spoglie furono traslate nella cattedrale di Burgos.
Aveva partecipato all'assedio di Zamora agli ordini di Sancho II; aveva fedelmente servito Alfonso VI; si era eroicamente battuto per l’Emiro di Siviglia al-Mutamid contro il ribelle Emiro di Granada; era stato coinvolto in una spedizione contro l'Emiro di Toledo; aveva prestato servizio all’Emiro di Saragozza contro il Re di Lérida, di volta in volta combattendo per la causa ritenuta giusta e degna, cristiana o musulmana che fosse.
Grande condottiero ed abile politico, il Cavaliere che riscosse l’ammirato affetto dei Cristiani, cui fu legato da un profondo sentimento nazionalista, e l’incondizionato rispetto degli Arabi, divnne presto oggetto del più fanatico culto popolare e fu immesso nella triade degli eroi nazionali spagnoli con Fernàn Gonzàles e Bernardo del Carpio.
Le sue gesta suggestionarono l’Europa nella quale echeggiavano gli esiti della prima Crociata e la sua figura fu immortalata da poemi ed opere letterarie di rilievo, a partire da El Cantar de Mio Cid del XII secolo.

Scritto da Ornella Mariani
tratto dal sito di: 'Associazione Culturale Italia Medievale'

Cenni sull’ Economia Europea fra Medioevo ed Età Moderna

Con la caduta dell’impero romano d’occidente comincia una decadenza che colpirà soprattutto la popolazione. Infatti, la popolazione dell’Europa occidentale, cresciuta secondo alcune stime fino a 67 milioni dei primi secoli dell’era cristiana, precipitò a 27 milioni dopo le epidemie del sesto secolo, per risalire a 42 milioni all’inizio del secondo millennio.L’oro che era affluito copioso a Roma nel periodo della sua massima espansione, aveva da tempo ripreso la via dell’Oriente in pagamento delle importazioni che non era più possibile saldare con i tributi provenienti dalle province. La penuria dei mezzi di pagamento, comportò il rallentamento dei rapporti commerciali a lunga distanza e, di riflesso, la decadenza delle città. A poco a poco, la popolazione si spostò verso la campagna, dando vita a un sistema economico fondato quasi esclusivamente sull’agricoltura. Si venne configurando, così, una nuova struttura sociale, nella quale un posto centrale fu assunto dall’aristocrazia terriera. Intorno al Mille, però, l’Europa mostra i segni di una ripresa economica; le crociate, che si susseguono quasi ininterrottamente per due secoli, sono forse il segno più evidente di una rinata potenza economica dell’Occidente cristiano. La popolazione europea aumentò dai 42 milioni dell’anno Mille per raggiungere i 73 nel 1300. Vi erano più bocche da sfamare, e fu quindi necessario aumentare la produzione di generi alimentari e di tessuti e di costruire case ed edifici. Le tecniche agricole vennero adeguate alle nuove necessità e si introdussero nuovi attrezzi agricoli, ma soprattutto vennero dissodate molte terre incolte. La produttività del lavoro agricolo aumentò notevolmente, permettendo a un numero sempre crescente di persone di dedicarsi ad attività extra-agricole. La formazione di eccedenze, che potevano essere scambiate con prodotti dell’artigianato, favorì un’espansione commerciale ad ampio raggio che si sviluppò lungo assi che univano i punti estremi della cristianità oppure che collegavano l’Occidente con i principali mercati musulmani o bizantini. L’organizzazione del commercio europeo si fondava sostanzialmente sull’esistenza di due grossi centri (le coste lambite dal Mare del Nord e la penisola italiana) e di un mercato regolatore (le fiere della Champagne).La crescente prosperità del centro settentrionale era fondata principalmente sulla fabbricazione di panni di lana. Un tale incremento produttivo stimolò la vocazione commerciale dell’intera zona e favorì la costituzione di numerose fiere regionali. I mercanti di questi centri si riunirono, verso la metà del secolo XII, in un’associazione (Hansa) che riuscì a monopolizzare il commercio marittimo del Baltico. Quando, nel secolo successivo, entrarono nella lega altre città, essa si trasformò da associazione commerciale in associazione di città; i mercanti estesero i loro traffici anche al Mare del Nord ed ebbero contatti stabili con Bruges e Londra.Il centro meridionale svolgeva un’attività economica molto più complessa che s’imperniava principalmente sulle città italiane, in primo luogo su quelle marinare (Venezia, Genova e Pisa) ma anche su quelle dell’interno (Firenze, Lucca, Siena, Milano ed altre). Le prime si occupavano dell’importazione in Europa dei prodotti orientali (spezie, allume, oggetti di lusso) e dello smercio in Oriente dei prodotti dell’artigianato europeo (per lo più panni di lana) ed esercitavano il cabotaggio tra i porti musulmani, dall’Asia Minore fino al Marocco. I mercanti delle città dell’interno si dedicarono soprattutto all’industria della seta (Lucca), della lana (Milano) e dei panni di gran lusso (Firenze), ma si occuparono anche del commercio a lunga distanza, utilizzando le navi delle città marinare, specialmente quelle di Genova.

giovedì 2 luglio 2009


La bellissima Natascha Lusenti, prima storica conduttrice della trasmissione di La7 'Atlantide - Storie di Uomini e di Mondi'...

La Bibbia giorno e notte (5-11 ottobre 2008)

Nell' ambito della manifestazione 'la Bibbia giorno e notte' alle ore 4,25 del giorno 8 ottobre 2008 ho letto l'ottavo capitolo del libro di Ester, forse la figura femminile più interessante raccontata nella Bibbia: si è così finalmente realizzato il mio sogno !

Borsa europea del medioevo (18-19 ottobre 2008)

E questo è un altro bellissimo sogno che si è realizzato nell' ottobre del 2008: partecipare a 2 interessanti tavole rotonde di storia medievale nella città di Ancona con dei professori di primissimo livello nel panorama universitario italiano e penso anche internazionale ...

Tommaso Moro

Nella primavera del 1535 un uomo dotto e arguto, mite ed austero, specchio di probita' ed umana gentilezza, sali sul patibolo per volonta del suo re, che era il famigerato EnricoVIII d'Inghilterra.La sua testa mozzata fu esposta al pubblico ludibrio, infissa sui canceli della Torre di Londra.L' Europa intera nell' apprendere la notizia fu corsa da un ondata di indignazione e di sgomento, e non solo perche' la vittima era un personaggio celebre, gia' Gran Cancelliere del Regno (cioe', primo ministro) e scrittore celebrato in virtu' del suo capolavoro letterario e politico che va sotto il nome di 'Utopia': l'esecrazione esplose soprattutto perche' la vittima era, nel modo piu' limpido ed assoluto, un innocente.Il processo che sboccò in quell' assassinio legale e' stato ricostruito con esemplare rigore, utilizzando ogni fonte autentica disponibile, lungo i meandri di una procedura tipica del vecchio assolutismo, ispirato dal dogma che la volontà del monarca rappresenta la legge suprema...Ripercorrere quel tragico itinerario non significa soltanto penetrare i segreti di una remota vicenda storica, ma confrontarsi con un dramma perenne della condizione umana: quello del conflitto insanabile tra la coscienza privata e la violenza del potere, cioè, in ultima istanza , fra legge morale e interesse politico.Moro, posto dinnanzi a quel dilemma, non esitò: chiamato a violare la legge Divina per compiacere l'arbitrio sovrano, si proclamo' suddito fedele del re, ma non al punto di venir meno all' obbligo verso Dio.Per questo la Chiesa cattolica lo ha proclamato santo, mentre tutti gli uomini liberi venerano in lui un testimone inflessibile di libertà.

mercoledì 1 luglio 2009

Il sogno e l' incanto



Basta ascoltare il bellissimo brano 'Magenta' tratto dal suo ultimo album 'Sustanza di cose sperata'
per entrare in un mondo incantato...