Anche se i crociati avevano subito perdite gravissime, dopo circa 40 giorni di assedio, il loro ingresso in città il 14 luglio 1099, fu accompagnato da un massacro che produsse una forte impressione sui contemporanei ed è ancora viva oggi nei racconti nei caffè . Molti musulmani si erano rifugiati nella moschea di al-Aqsa (si è anche parlato dell' inverosimile cifra di 70.000 persone), dove si ripetereno le scene di cui la stessa moschea era stata teatro nel 1077. Gli storici, e in particolare Raimondo di Aguilers, si sono ispirati per descriverla ad un' immagine presa dal testo dell' Apocalisse, dove si parla di 'sangue che arrivava fino al morso dei cavalli'. Furono massacrati quelli che fuggivano per le strade della città per andare a rifugiarsi nella torre di David. Questa resisteva ancora ma il governatore, al-Dawla, finì col capitolare e consegnarsi a Raimondo di Saint-Gilles, che mantenne la promessa di ricondurlo con i suoi fino ad Ascalona. Tancredi e Gastone di Bèarn avevano anch' essi dato come garanzia le proprie bandiere a coloro che si erano rifugiati sui tetti della moschea di al-Aqsa, ma i massacratori non ne tennero alcun conto. Nel quartiere ebraico una sinagoga fu data alle fiamme con tutti quelli che vi avevano trovato rifugio. Il massacro di almeno 30.000 individui tra musulmani, ebrei e cristiani e della cui descrizione si è parlato più volte, non fu tuttavia sistematico. Alcune lettere ebraiche ritrovate nella Geniza del Cairo, riferiscono che gli ebrei di Gerusalemme furono in parte condotti sotto scorta ad Ascalona dove vennero accolti dai correligionari d' Egitto, essi e i loro libri. E vi si nota, con sorpresa, che i Franchi avevano rispettato le donne. Il governatore fatimida aveva espulso i cristiani (il vescovo giacobita si era rifugiato in Egitto): a loro volta i crociati avrebbero evacuato completamente la citta' della popolazione musumulmana: si dice che questi profughi siano andati a popolare il sobborgo di Salhiya, dove il Saladino cercherà di trovare i loro discendenti per riportarli nella città.
I pellegrini, giunti infine alla meta, si affrettarono, per prima cosa, a recarsi a venerare la tomba di Cristo e a rendere grazie per la vittoria. Una vittoria che sembrava frutto di un miracolo, tanti erano stati i pericoli e gli ostacoli che si erano dovuti superare. D' altronde, l' assedio della città non si sarebbe potuto prolungare senza che i crociati si esponessero ad un ribaltamento della situazione. Non dobbiamo quindi meravigliarci se nel breviario del Santo Sepolcro fu istituita una festa liturgica per commemorare la presa di Gerusalemme. E tutta la letteratura di argomento storico nata dalla crociata, come il poema epico, si chiude su questo senso del miracoloso.
I pellegrini, giunti infine alla meta, si affrettarono, per prima cosa, a recarsi a venerare la tomba di Cristo e a rendere grazie per la vittoria. Una vittoria che sembrava frutto di un miracolo, tanti erano stati i pericoli e gli ostacoli che si erano dovuti superare. D' altronde, l' assedio della città non si sarebbe potuto prolungare senza che i crociati si esponessero ad un ribaltamento della situazione. Non dobbiamo quindi meravigliarci se nel breviario del Santo Sepolcro fu istituita una festa liturgica per commemorare la presa di Gerusalemme. E tutta la letteratura di argomento storico nata dalla crociata, come il poema epico, si chiude su questo senso del miracoloso.
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