mercoledì 25 febbraio 2009

Il massacro di Gerusalemme

Anche se i crociati avevano subito perdite gravissime, dopo circa 40 giorni di assedio, il loro ingresso in città il 14 luglio 1099, fu accompagnato da un massacro che produsse una forte impressione sui contemporanei ed è ancora viva oggi nei racconti nei caffè . Molti musulmani si erano rifugiati nella moschea di al-Aqsa (si è anche parlato dell' inverosimile cifra di 70.000 persone), dove si ripetereno le scene di cui la stessa moschea era stata teatro nel 1077. Gli storici, e in particolare Raimondo di Aguilers, si sono ispirati per descriverla ad un' immagine presa dal testo dell' Apocalisse, dove si parla di 'sangue che arrivava fino al morso dei cavalli'. Furono massacrati quelli che fuggivano per le strade della città per andare a rifugiarsi nella torre di David. Questa resisteva ancora ma il governatore, al-Dawla, finì col capitolare e consegnarsi a Raimondo di Saint-Gilles, che mantenne la promessa di ricondurlo con i suoi fino ad Ascalona. Tancredi e Gastone di Bèarn avevano anch' essi dato come garanzia le proprie bandiere a coloro che si erano rifugiati sui tetti della moschea di al-Aqsa, ma i massacratori non ne tennero alcun conto. Nel quartiere ebraico una sinagoga fu data alle fiamme con tutti quelli che vi avevano trovato rifugio. Il massacro di almeno 30.000 individui tra musulmani, ebrei e cristiani e della cui descrizione si è parlato più volte, non fu tuttavia sistematico. Alcune lettere ebraiche ritrovate nella Geniza del Cairo, riferiscono che gli ebrei di Gerusalemme furono in parte condotti sotto scorta ad Ascalona dove vennero accolti dai correligionari d' Egitto, essi e i loro libri. E vi si nota, con sorpresa, che i Franchi avevano rispettato le donne. Il governatore fatimida aveva espulso i cristiani (il vescovo giacobita si era rifugiato in Egitto): a loro volta i crociati avrebbero evacuato completamente la citta' della popolazione musumulmana: si dice che questi profughi siano andati a popolare il sobborgo di Salhiya, dove il Saladino cercherà di trovare i loro discendenti per riportarli nella città.
I pellegrini, giunti infine alla meta, si affrettarono, per prima cosa, a recarsi a venerare la tomba di Cristo e a rendere grazie per la vittoria. Una vittoria che sembrava frutto di un miracolo, tanti erano stati i pericoli e gli ostacoli che si erano dovuti superare. D' altronde, l' assedio della città non si sarebbe potuto prolungare senza che i crociati si esponessero ad un ribaltamento della situazione. Non dobbiamo quindi meravigliarci se nel breviario del Santo Sepolcro fu istituita una festa liturgica per commemorare la presa di Gerusalemme. E tutta la letteratura di argomento storico nata dalla crociata, come il poema epico, si chiude su questo senso del miracoloso.

mercoledì 18 febbraio 2009

La tregua del Natale

Lo sapevate che...
il giorno di Natale del 1914, nel primo anno della prima guerra mondiale, i soldati tedeschi, inglesi e francesi disobbedirono ai loro superiori e fraternizzarono con “il nemico” lungo due terzi del fronte occidentale. Le truppe tedesche innalzarono alberi di Natale fuori delle trincee con le scritte “Buon Natale.” “Voi non sparate, noi non spariamo.” A migliaia, le truppe attraversarono la terra di nessuno su cui giacevano sparsi corpi in decomposizione. Cantarono i canti di Natale, si scambiarono le foto dei cari rimasti a casa, condivisero le razioni, giocarono a calcio, arrostirono persino alcuni maiali. I soldati abbracciarono gli uomini che solo poche ore innanzi cercavano di uccidere. Si misero d'accordo per avvertirsi se i superiori li avessero obbligati a imbracciare le loro armi e di mirare in alto.
Agli alti comandi, di entrambe le parti, vennero i brividi. Stava succedendo il disastro: soldati che dichiarano la loro fratellanza e che rifiutano di combattere. I generali, da tutte e due le parti, dichiararono questo pacificarsi spontaneo come tradimento e pertanto conforme alla corte marziale. Entro marzo 1915 il movimento di fraternizzazione era stato sradicato e la macchina di morte rimessa completamente all'opera. Al momento dell'armistizio nel 1918, quindici milioni di persone erano state massacrate.
Poche persone sanno la storia della tregua di Natale. I capi militari non hanno infranto le loro regole per renderla pubblica. Il giorno di Natale del 1988, una cronaca nel Boston Globe accennava che una radio FM locale aveva mandato in onda “Natale nelle trincee, ” una ballata sulla tregua di Natale, parecchie volte e c'era stato un effetto stupefacente. A Boston, la canzone era diventata il pezzo più richiesto durante le feste su parecchie stazioni FM. “Ancor più stupefacente del numero di richieste avute è la reazione seguente alla ballata degli ascoltatori che non l'avevano mai sentita prima, ” ha detto il conduttore. “Mi telefonavano profondamente commossi, a volte in lacrime, chiedendo, 'Cosa diavolo ho appena ascoltato?'”
Penso di sapere perché gli ascoltatori si erano commossi. La storia della tregua di Natale va contro la maggior parte delle cose che ci hanno insegnato circa la gente. Ci fa dare un'occhiata di un mondo come vorremmo che fosse e dice, “Questo, una volta, è veramente accaduto.” Ci ricorda di quei pensieri che manteniamo celati, fuori della portata della TV e degli articoli di giornale che ci dicono come la vita umana sia insignificante e meschina. È come sentire che i nostri desideri più profondi in verità sono giusti: realmente il mondo potrebbe essere differente.
Nel 2005 il regista francese Christian Carion ha fatto un ottimo film sulla tregua di Natale intitolato 'Joyeux Noël'.